Visualizzazione post con etichetta Film. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Film. Mostra tutti i post

domenica 5 luglio 2009

Flight of the Dead, l'aereo dei morti viventi


Qual'è la mia paura più grande?

Volare.

Qual'è il mio genere di film preferito?

Zombie movie.

Quale film ha tutte le carte in regola per diventare un autentico culto?

Flight of the Dead, diretto da Scott Thomas.

La trama è di una semplicità e di una mancanza di originalità imbarazzanti: nel cargo di un aereo di linea, tratta Los Angeles-Parigi, viene trasportato un contenitore criogeno nel quale è rinchiusa una donna infetta da un nuovo, pericolosissimo virus sperimentale. Durante una turbolenza il contenitore si danneggia e si disattiva, liberando la donna contaminata e scatenando l'ovvia apocalisse zombesca.

Il resto è tutto massacro, in un film senza troppe pretese (ed è forse questo il suo punto di forza) che procede a suon di morsi, pezzi di carne che volano a destra e sinistra, frasi a effetto e dozzine di proiettili sparati, in pieno stile Dal Tramonto all'Alba.

Divertentissimo.
Alla domanda "cosa succederebbe se vi fosse uno zombie su di un aeroplano" avevano peraltro già tentato di rispondere Max Brooks nel suo World War Z e gli autori del film 3D Resident Evil - degeneration (in cui però vedevamo solo pochi flash a bordo dell'aereo).

*

Tra gli attori quell'Erick Avari [lo vedete nella foto, intento a farsi divorare, ndA], che molti ricorderanno per le sue parti in varie serie Tv (da Law and Order a Heroes, in cui da il volto al Professor Chandra Suresh) o in film più o meno fortunati (Planet of the Apes di Tim Burton, Daredevil). Avari, nonostante non goda di fama stellare, è sicuramente un attore di buon livello e meriterebbe maggior considerazione da parte di registi e sceneggiatori - mentre invece si ritrova a recitare ruoli di margine, spesso da caratterista (come in questo caso).

*
In definitiva, nonostante gli utenti di IMDB tendenzialmente boccino il film, dandogli una valutazione di soli 5.6 su 10, Flight of the Dead è un B-movie con tutte le carte in regola per diventare un piccolo "cult", sicuramente in grado di farci trascorrere un'ora e mezza di spensierate infezioni e sbudellamenti.

Consigliato agli amanti del genere e dei B-movie, in attesa di poter vedere Dead Snow...
___________________________________

venerdì 27 marzo 2009

I Colori di Mick Davis


L'altra notte, prima di addormentarmi, ho sussurrato una parola.

Le mie labbra si sono mosse appena e, in un impercettibile bisbiglio, un nome è uscito dalla mia bocca.

"Modigliani" ho detto.

Dopodiché sono scivolato tra le braccia di Morfeo.


Naturalmente questa piccola paranoia è figlia diretta dell'aver visto il film I Colori dell'Anima, diretto da Mick Davis e interpretato da Andy Garcia. Ci siamo messi lì, io e la mia ragazza, sul divano, sotto una copertina, e ci siamo avventurati insieme nella visione di questa pellicola d'autore. Anzi, scusate, "d'autore". Le virgolette sono d'obbligo.

Sono d'obbligo perchè da un lato il film è pretenzioso, noioso nelle sue pretese "artistiche" (anche qui mi scappa la virgoletta...) e nella sua fotografia "ricercata" cerca di costruire un impianto visivo che richiami nell'impalcatura e nelle sequenze le opere degli artisti contemporanei a Modì, rigorosamente senza riuscirvi. Per la cronaca, consiglierei al regista la visione del Caravaggio di Derek Jarman o di un qualsiasi film di Peter Greenaway.

Dall'altro, vediamo un Garcia fare la macchietta di sé stesso, parodia di un Modigliani che sembra uscita da un film di Chaplin... A proposito di parodie: c'è un'intera sequenza dediata alla preparazione dei dipinti per il Salon, definito tra l'altro "la gara" in un fallimentare tentativo di mitizzare il tutto, con risultati disastrosi. Sequenza definita da Morando Morandini, nel suo Dizionario, con una frase tanto lapidaria quanto efficace, che mi sento di riportare: ""Con la gara di pittura si sprofonda nel ridicolo.""

Grazie Morandini, non avrei saputo trovare di meglio...

In effetti, varrebbe la pena di noleggiare il film solo per guardare questa scena, degna del peggiore tra i film con Stallone: in un'unica sequenza vediamo scorrerci davanti agli occhi tutti i luoghi comuni riguardanti l'artista al lavoro (c'è quello che muove la mano sulla tela con pennellate nevrotiche, c'è quello che beve, c'è quello che tiene il pennello in bocca per non perdere tempo a posarlo e via discorreno...). Forse, al posto di un improbabile Ave Maria remixato e rappato (dico sul serio...) come tappeto musicale ci sarebbe stato meglio The Eye of the Tiger.

Ma la cosa che mi fa più incazzare non è tanto l'aver perso tempo per guardare questo film...

E' l'averne perso altro per scriverne...